DETTAGLI DIMENTICATI?

UN COMMENTO ALLO STANDARD DEL DOGO ARGENTINO

di ERMANNO MANIERO

BREVE RIASSUNTO STORICO

  • 22 Luglio 1822

    Nasce l’austriaco Johann Gregor Mendel, padre della teoria ereditaria, che entrerà nel monastero agostiniano, ottimo centro di ricerche e studi scientifici, a Brünn (oggi Brno –Repubblica Ceca), pubblicando nel 1866 la sua più importante opera sull’ereditarietà.
  • Un grande VALORE

    Il valore dei suoi lavori comincerà ad essere riconosciuto solo 34 anni dopo e i frutti tanto sperati del suo grande impegno, in particolar modo relativi alla teoria evolutiva, si raccoglieranno solo tra gli anni 1920 e 1930. Questo grand’uomo morì a Brünn il 6 Gennaio 1884.
  • L'ANELLO MANCANTE

    Nonostante il mondo sia una continuità, una sorta di catena formata da svariati anelli che appaiono da un posto a un altro del nostro pianeta, il suo fine ultimo è quello di ricongiungersi all’ultimo anello per continuare l’incalzante orizzonte della conoscenza. Ed è questo il momento in cui appare, nella Repubblica Argentina, il Dr. Antonio Nores Martínez, medico chirurgo, professore all’università di Cordoba e direttore di traumatologia nella stessa città.

Il Dr. Antonio Nores Martínez profondo conoscitore dei segreti della genetica grazie alla sua professione, abile cacciatore per tradizione e amante dei cani, soprattutto quelli da caccia, si trovava nella necessità di creare una razza propriamente argentina, alla quale affidare il compito di una caccia molto speciale e avente doti proprie. Molto diversa dalle molteplici razze europee conosciute, questa nuova specie doveva servire alla caccia del cinghiale, del pecari, del tapiro, del giaguaro, del puma ecc.
Non si trattava solo del desiderio e dello slancio del Dr. Antonio Nores Martínez -assecondato dal forte stimolo del fratello Agustín Nores Martínez - a cogliere una sfida, esisteva anche un obiettivo ben definito, sebbene bisognasse intraprendere un viaggio attraverso un cammino sconosciuto e sinuoso, pieno di innumerevoli incertezze e che necessitava di materie prime inesistenti in Argentina.
Il nome di questa futura razza sarebbe stato “Dogo Argentino”. Si trattava di dar vita a una nuova creazione, frutto di una necessità, attraverso l’interpretazione e l’applicazione delle leggi mendeliane che sarebbero servite a creare una nuova e unica razza argentina, vero e proprio aiuto dell’uomo.
Allora, nel 1925, non esistevano i sistemi di comunicazione rapidi come quelli di oggi, tantomeno le calcolatrici o i sistemi video, le fotocopiatrici e ancor meno si poteva pensare alla posta elettronica. A ciò bisognava aggiungere il capitale monetario necessario per il raggiungimento di questo arduo compito.
Senza tutti i progressi di cui usufruiamo oggi, era come intraprendere un’impresa da titani. Per il Dr. Antonio Nores Martínez, invece, fu una sfida, che egli visse però come qualcosa di normale e carico di grande entusiasmo, perché per gli uomini che posseggono un ideale e un obiettivo ben definiti, non esistono montagne né scogli che possano ostacolarli. Tali convinzioni trovavano il supporto del fratello minore Agustín Nores Martínez, in seguito divenuto avvocato.
Innanzitutto, l’avvocato Agustín Nores Martínez, nel suo libro “il Dogo Argentino, 1980” ci indica quali furono i requisiti indispensabili previsti per ottenere questa razza e che le sarebbero serviti per la caccia grossa su un suolo agreste, con boschi impenetrabili, assai diversi da quelli europei.
Per organizzarsi in tale grande impresa, egli tracciò i seguenti requisiti fondamentali:
1) questa nuova razza dovrebbe battere la montagna in silenzio e si dovrebbe sentire solo quando si trova sulla preda a differenza della maggior parte dei cani usati in muta.
2) Dovrebbe essere dotata di un grande olfatto, non per le impronte come il segugio, bensì dovrebbe annusare, o meglio, inseguire la preda annusando l’emanazione che aleggia in alto lasciata da questa nell’atmosfera. Potrebbe, in tal modo, evitare di essere ingannata dal puma, che abbandona il terreno con un salto e si arrampica per nascondersi sugli alberi, riuscendo invece a localizzarlo.
3) Dovrebbe possedere una grande agilità, intesa e utilizzata per la lotta più che per la velocità. Infatti, questi animali sono generalmente catturati da qualunque buon cane da caccia, sempre che non sia troppo pesante, altrimenti è chiaro che non ci riuscirebbe.
4) Deve esser carico di “valore”, fattore per niente facile da far metter in pratica a un cane, poiché il fatto di trovarsi di fronte a un pericolo, conoscendo le conseguenze che esso implica, e ancor più, capendo che il termine “valore” è più razionale che istintivo, farà sì che una volta di fronte alla preda non dubiterà neanche per un istante a fiondarsi nella lotta. Malgrado ciò, la sua funzione sarà più quella di bloccare che quella di uccidere, finché il cacciatore si avvicinerà per finire la preda, cosa che molte volte dovrà eseguire a piedi, giacché le condizioni del terreno rendono talvolta impossibile raggiungere il luogo con l’ausilio di un cavallo.
Unitamente al “valore”, dobbiamo inoltre aggiungere la “combattività”, poiché essa è direttamente proporzionale all’attitudine alla lotta, potendo approfittare della bassa sensibilità al dolore di questo cane di fronte a morsi, graffi e ferite eventualmente provocati dalla selvaggina.
Questa formula non era per niente semplice, ma bisognava iniziare a trasformare questo grande sogno in realtà. È proprio a questo punto che entra in scena suo fratello Agustín Nores Martínez, che si dimostra per il Dr. Antonio Nores Martínez un supporto costante e continuo, ancor dopo la sua scomparsa, nel 1957.
Stando agli ultimi risultati ottenuti per questo tipo di caccia, le razze europee non ebbero successo nelle pampas argentine caratterizzate da sterminati spazi tanto variopinti quanto accidentati, tra steppe, valli ecc. Basandosi sulle esigenze riscontrate, Antonio inizia il suo debutto intorno al “Viejo Perro de Pelea Cordobés” quasi sempre di colore bianco. Sembra che questo primo incrocio provenisse da accoppiamenti di Mastini, Bull Terrier e Boxer. Val la pena menzionare Rubén Passet Lastra che, in Nostro Cane Dogo Argentino, cita alcuni racconti di antichi popoli, i quali sostenevano che i Mastini arrivati a Cordoba erano stati incrociati con il Bull Terrier, il Bulldog inglese e altre razze pure e meticce, il cui coraggio era caratteristica essenziale per essere utilizzati nei combattimenti.
In questo primo stadio, Antonio si impegna ad adattare linee di sangue diverse, continuando probabilmente con l’apporto del Dogo tedesco, varietà Arlecchino noto anche come Gran danese o anticamente come Dogo di Ulm, ottenendo una maggiore altezza al garrese e una migliore testa unita a combattività e a potenza.
Il Bulldog inglese: fu un’altra razza di grande importanza, poiché apportò carattere, valore e tenacità nel combattimento, gran potenza della mandibola e ampiezza toracica.
Il Bull Terrier gli conferì grande tenacità nella lotta, rapidità e un alto grado di insensibilità al dolore.
Quindi, il contributo del Boxer tedesco fu molto importante, perché da esso trasse forza, vivacità e intelligenza, morbidezza con l’uomo e tenerezza coi bambini.
Tuttavia, avvertì la mancanza di un ingrediente essenziale: l’olfatto. Ed ecco che entra in scena il Pointer inglese, razza che non solo apporta un grande olfatto, ma trasforma anche i rappresentanti della nuova specie in veri fiutatori, capaci di localizzare la preda a grande distanza, oltre ad essere molto docili e facili da addestrare.
Antonio pensò sempre all’inclinazione del Dogo di Bordeaux, coraggioso cacciatore che vanta una poderosa testa e un potentissimo mascellare, ragione per cui la sua introduzione fu un ingrediente assai interessante. Tuttavia, non durò a lungo in questa razza, poiché il colore giallastro del suo manto divenne un elemento negativo e finì per eliminarlo.
Per far sparire queste linee giallognole, venne utilizzato il Mastino dei Pirenei, che aggiunse il colore bianco, la resistenza al freddo, la grande taglia e la docilità.
Il Mastino o Dogo inglese servì a rafforzare e consolidare la base del Dogo tedesco.

A questo punto, Antonio si accorge che bisognava dare al Dogo una maggiore altezza al garrese, forza, velocità e coraggio nel combattimento. Decide, quindi, di utilizzare l’Irish Wolf Hound o Cacciatore di lupi irlandese.
Durante il processo di creazione del Dogo Argentino, entrambi i fratelli subirono molte disgrazie, marce, dietrofront e momenti di sconforto, ma alla fine apparve loro la luce e, nel 1928, il Dr. Antonio Nores Martínez, subito selezionò, cucciolata dopo cucciolata, i migliori esemplari ottenuti negli ultimi tempi e presentò la sua prima relazione, dandosi per la prima volta alla pubblicità sulla rivista Diana di Firenze uscita N° 94 dell’Ottobre 1947, la stessa adottata dal club di Allevatori del Dogo Argentino, allo stesso modo approvata dalla Società Rurale e dalla Federazione Cinofila Argentina.
La sua iscrizione alla Federazione Cinofila Internazionale avvenne il 31 Luglio 1973 con il N° 292 modificato dalla Federazione Cinofila Argentina, secondo quanto stabilisce la FCI con lo stesso numero, alla data del 29 Gennaio 1999/E.

ASPETTO GENERALE

ASPETTO GENERALE

il Dogo Argentino è un cane armonioso e ben equilibrato, di taglia grande, arti lunghi - senza essere un gigante - molossoide, mesomorfo o tipo normale, in accordo cioè col suo indice corporeo, il risultato numerico deve aggirarsi tra 71 e 84. Tale risultato si ottiene moltiplicando la lunghezza del tronco per una costante 100 e dividendo poi per la circonferenza toracica, misurazione effettuata dalla parte posteriore dei gomiti.  Quando viene superato il risultato numerico di 84, si tenderà verso un dolicomorfo, se invece il risultato è minore di 71, si tratterà di un brachimorfo. Tale misurazione serve pertanto a controllare lo sviluppo toracico, evitando di rientrare nella costituzione non appartenente alla razza tipo, per cui, la taglia e il peso riferito al suo standard sono in rapporto diretto con questi risultati, costituendo essi la combinazione ideale per la funzione che deve svolgere

PROPORZIONI IMPORTANTI

PROPORZIONI IMPORTANTI

secondo quanto indica il suo standard, e come abbiamo già spiegato, si tratta di un mesomorfo, via di mezzo fra i 3 parametri degli indici corporei. La testa è un elemento importantissimo, poiché da questa deriva il nome della razza. In questo caso, ci troviamo di fronte a una situazione molto particolare, giacché il suo creatore fece un amalgama molto complesso e vario che utilizzò per costruire le caratteristiche morfologiche necessarie per il lavoro che avrebbe dovuto svolgere. In poche parole, è l’unica razza che possiede caratteristiche quali ad esempio un aloidismo sinuoso, mentre il cranio, visto di profilo, è convesso, si unisce attraverso un leggero stop a un muso dal profilo concavo. Ebbene, se lo guardiamo di fronte, vedremo che i profili trasversali del cranio sono biconvessi, forma causata dai suoi sviluppati muscoli temporali e masticatori, caso tipico del masticatore. La misurazione ottenuta dal suo indice cefalico totale, tenderà a un valore oscillante tra 46 e 55, corrispondendo pertanto a un mesocefalo. Se il risultato numerico fosse maggiore di 55, rientrerebbe nella categoria dei brachicefali e se fosse minore di 46 apparterebbe alla dolicocefalia.

Tale misurazione implica che la lunghezza del cranio dovrà essere uguale a quella del muso, per quanto la caratteristica della leva corrisponderà al 3° genere ovvero frapposta e con il relativo braccio di potenza pari a quello della resistenza. È molto importante conservare tali caratteristiche, a patto che ne venga effettuata una rigorosa selezione per evitare di rientrare in altri tipi di testa morfologicamente regressiva e atipica.

Quando lo standard ci dice che l’altezza al garrese deve essere uguale a quella alla groppa nel suo punto più alto, significa che esiste un buon garrese e che la groppa mantiene un’altezza tale da formare una buona angolazione negli arti posteriori, sottintendendo, con ossa di giusta lunghezza. Rispetto all’altezza del torace, dovrà essere il 50% dell’altezza al garrese, poiché questa misura è esattamente la metà. La lunghezza del corpo medio, dall’articolazione scapolo-omerale alla parte posteriore della natica, sarà il 10% maggiore dell’altezza al garrese; interpretazione logica, poiché allo scostarsi troppo dal 10% (in più o in meno), si correrebbe il rischio di cambiare la sua andatura tipica.

TEMPERAMENTO/COMPORTAMENTO

TEMPERAMENTO/COMPORTAMENTO

Si può definire di umore allegro ma talvolta diventa apatico. È franco, amichevole, però all’occorrenza si adatta alle circostanze del momento ed è comprensibile che sia così, visto che è una vera e propria macchina per i lavori pesanti. Cane che abbaia poco e quando soffre lo fa in silenzio. È cosciente della sua potenza, dando prova in qualunque momento della sua lealtà. Nonostante sia una razza di carattere dominante, è necessario tenerlo sotto controllo e in un atteggiamento di sottomissione e rispetto, mai per castigo. Si suppone che, essendo un cane per la caccia grossa, debba rispettare l’uomo, ma essendo dominante con i suoi simili dello stesso sesso, deve essere abituato sin da cucciolo a convivere con loro e rispettarli, affinché una volta cresciuto e praticando la caccia, lo faccia con gli altri adulti, giacché generalmente non può eseguire solo il tipo di caccia cui viene addestrato ed è proprio in questo caso che devono collaborare tutti insieme per svolgere il loro compito.

PRESENTE

TESTA come precedentemente detto, la sua conformazione è molto particolare, visto il compito che deve svolgere e il grande lavoro effettuato dai fratelli Martínez che bisogna conservare, mi riferisco a tutti gli aspetti di linee cranio-facciali, così come le proporzioni di uno a uno tra la lunghezza del cranio e il muso, importantissimo per evitare l’accorciamento del muso che, da un lato, ci darebbe una maggiore forza prensile, però dall’altro, con una testa brachicefala, il Dogo si riempirebbe la bocca al momento di catturare la preda, impedendo una buona ventilazione polmonare e in pochi istanti sarebbe obbligato a mollarla per ossigenarsi o, al contrario, potrebbe correre il rischio di morire.
Sappiamo che quando un cane è soggetto a un esercizio violento e continuato, aumenta la produzione di calore nel suo organismo e, poiché il cane ha poche ghiandole sudoripare, entra in gioco una serie di meccanismi volti a fargli perdere calore, come la vasodilatazione, che aumenterà il flusso sanguigno nelle zone periferiche del corpo, produrrà evaporazione della cavità orale attraverso le mucose, così come nella trachea e nei bronchi. Per tale ragione, ansimando durante i grandi sforzi, genera in modo naturale una perdita di acqua che dovrà essere reintegrata in seguito per evitare il rischio di disidratazione. In caso contrario, ovvero per difendersi dal freddo e diminuire la perdita di calore, dovrà eseguire la costrizione dei vasi sanguigni nelle zone periferiche, mediante la pelle, gli arti e le orecchie, in inverno aumenterà la densità e la lunghezza del suo pelo contribuendo a soddisfare la stessa esigenza.
Il Dr. Antonio Nores Martínez sapeva molto bene quello di cui necessitava il Dogo, pertanto continuava a rispettare con estrema attenzione la conformazione della testa. A volte val la pena ricordare il lavoro di quel grande scultore che fu Attilio Morosin che interpretò egregiamente la conformazione morfologica del Dogo Argentino e ne plasmò la testa con la precisa interpretazione del creatore. Il tartufo, per essere un fiutatore, dovrà avere delle fosse nasali molto ampie, sia per seguire la pista, anche quando il puma si nasconde su un albero, sia per una buona inspirazione durante gli sforzi. Deve inoltre essere sempre ben pigmentato di colore nero, salvo da cucciolo poiché si pigmenterà a poco a poco. Il muso, come abbiamo già detto, avrà la stessa lunghezza del cranio, forte e ben sviluppato in senso trasversale. È un poco più lungo che largo. La sua linea superiore presenta una leggera concavità e i suoi profili sono lievemente convergenti. Lo stop ubicato nella sutura metopica, tra la regione cranica e quella facciale, mediamente marcato è il punto che divide la testa in due parti e, perché no, in due tipi di cani diversi, quali sono il masticatore unito al fiutatore, ma in entrambi i casi, la potenza li accompagna sempre. Le labbra saranno moderatamente grosse, ma corte e tese, giacché un labbro grosso e soprattutto pendulo sarebbe di ostacolo al momento della presa e impedirebbe peraltro la libera inspirazione ed espirazione nei momenti di sforzo quando si afferra la preda, come innanzi detto. La pigmentazione delle labbra dovrà di preferenza essere fortemente nera. I mascellari dovranno essere soprattutto possenti e coi bordi leggermente convergenti, dando omogeneità alle arcate dentarie e in particolare i canini dovranno incrociarsi bene, con denti forti, ben saldi e senza carie. Il tipo di morso sarà a forbice, giacché questo tipo serve a trattenere o assoggettare la preda fino all’arrivo del cacciatore. Si ammette anche quello a tenaglia, sebbene, come indica il nome stesso, serva per tagliare. Infine, bisogna chiarire che per un Dogo continuamente sfruttato per gli scopi a cui è stato addestrato, il morso a pinza, coincidendo perfettamente, non giungerà a una vita utile maggiore di 6 anni. Relativamente ai denti, ci fu un’interpretazione poco chiara, poiché il Dr. Antonio Nores Martínez pare definisca come “molari” i “pre-molari” e i retromolari i molari”. Questa terminologia, talvolta antica, comporta una differenza nell’interpretazione di ogni giudice nelle sue qualifiche corrispondenti. Nell’attuale standard, al capitolo “Mandibole/Denti” si dice: “si raccomanda una dentatura completa, dando priorità all’omogeneità delle arcate dentarie”. Resta questo punto, un po’ inconsistente, che lasciamo alla libera interpretazione di ciascun giudice. Le guance sono ricoperte da una pelle forte, resistente, senza pieghe o scanalature. Gli occhi sono un altro elemento di notevole importanza, giacché oltre a rappresentare un’ottima protezione con palpebre “preferibilmente pigmentate di nero” - senza considerare un difetto il caso contrario - dovranno essere ben separati e di forma a mandorla. Il loro colore dovrà essere scuro o nocciola. Bisogna aggiungere che l’eterocromìa (occhio di diverso colore) o l’occhio celeste sono considerati difetti eliminatori e il colore giallo è considerato difetto grave. Il suo sguardo deve essere intelligente, attento, ma dovrà al contempo esprimere una marcata durezza. Le orecchie, con le nuove imposizioni impartite dalla FCI, possono presentarsi intere o tagliate. Resta inteso che, per lo svolgimento della loro funzione, dovranno essere amputate ad una lunghezza non superiore al 50% dal bordo anteriore del padiglione auricolare e dovranno essere ritte e tese. Il taglio è fondamentale, come abbiamo detto, quando questo cane è utilizzato per la caccia: l’orecchio è, infatti, un’appendice da cui l’avversario può far presa, essendo un punto doloroso e, se ferito, provoca una gran perdita di sangue, essendo molto irrorato. Se, invece, si lasciano al naturale, presenteranno, al pari di quelle tagliate, un’attaccatura alta e laterale e saranno molto distanti l’una dall’altra; saranno di lunghezza media, larghe, piatte, grosse e arrotondate all’estremità. Avranno il pelo più corto rispetto al resto del corpo e potranno presentare macchie non penalizzabili.

COLLO
Lo standard non si pronuncia in merito alla sua lunghezza, lo qualifica semplicemente di lunghezza media. La sua muscolatura dovrà essere molto forte perché, oltre a svolgere il lavoro di un bilanciere, per sostenere il peso della testa, deve possedere la forza necessaria a mantenere l’avversario fermo con le mandibole. La sua forma è tronco-conica, innestata con la testa e il torace attraverso una buona muscolatura; il profilo superiore è arcuato, a volte rivestito da pelle grossa che scivola liberamente, senza esagerare, sopra il tessuto cellulare subcutaneo, formando delle leggere pieghe nelle immediate vicinanze della gola. Lo scopo di questo rilassamento è che, al ricevere morsi durante la lotta, essa si può stirare e scivolare evitando, in tal modo, lesioni interne con conseguenze fatali.

CORPO ne è stata data qualche anticipazione. Per quanto riguarda questa parte, dobbiamo però affermare che non può essere osservata separatamente, poiché è totalmente integrata al resto, formando un “tutt’uno”. Certamente bisogna aggiungere che il profilo superiore, dalla undicesima vertebra dorsale fino alla punta della groppa, dà l’impressione di essere leggermente avvallato. Ciò è dovuto al grande sviluppo della muscolatura dorso-spinale che si accentua ancor più negli esemplari adulti. Segue una schiena con un canale medio bi-convesso lungo le regioni dorso-lombari, dovuto proprio al grande sviluppo muscolare di questo atleta. Termina con una groppa dalle caratteristiche muscolari sviluppate, di media lunghezza e ampia che finisce con una lieve caduta presso l’innesto della coda. Il petto sarà ampio e profondo, con le proporzioni citate in precedenza, con una grande capacità respiratoria, necessaria per il suo compito e con costole ad arco moderato, cioè né acuto né piatto e con un buon pettorale. Il ventre deve essere forte, con una muscolatura evidente e, visto lateralmente dal basso, un po’ retratto ma non levrettato. Allo stesso modo, la zona renale dev’essere tesa e senza pieghe inguinali penzolanti.

CODAdeve essere lunga e grossa e non deve superare il garretto. Oltre che per le varie funzioni del cane, come esprimere il suo stato d’animo, fungere da timone per l’equilibrio del corpo nelle curve e nei viraggi rapidi, altra importantissima funzione della coda è quella di quinta zampa o quinto punto d’appoggio durante la lotta. Infatti, quando viene catturato dal suo avversario per immobilizzarlo si siede ed ecco che la coda entra in funzione, costituendo un supporto aggiuntivo che aumenta la sua base d’appoggio. La sua attaccatura sarà medio alta, con un angolo di 45° con l’orizzonte. Bassa nei momenti di riposo, si alza un poco al di sopra della linea dorsale durante la lotta, quando è in continuo movimento, e da l’impressione di allegria quando è in presenza del padrone. Durante il trotto, la mantiene in posizione lineare o leggermente più alta della linea superiore.

ESTREMITA'
ARTI ANTERIORI:
Essi devono formare un insieme omogeneo, essere molto robusti, forti e a piombo, sia visti frontalmente che lateralmente. L’angolo scapolo-omerale sarà di 90° con un semiangolo della scapola di 45°. La muscolatura delle spalle e le braccia deve essere evidente senza esagerazioni. I gomiti devono essere ben aderenti alla regione toracica, con la pelle grossa, elastica e senza pieghe. Bisogna sottolineare che la lunghezza del braccio è pari a quella dell’avambraccio, da questo si prolunga l’articolazione carpica e i metacarpi, che formano un angolo tra i 70 e i 75° rispetto al piano orizzontale e sono formati da ossa forti e piatte, finendo con piedi rotondi, da gatto e ovviamente con dita corte e cuscinetti plantari forti e carnosi, adatti al lavoro duro su qualsiasi tipo di terreno.

ARTI POSTERIORI:
Sono forti, robusti, con una muscolatura sporgente senza eccessi. Visti da dietro e di profilo saranno completamente a piombo. “Se esistono gli speroni, devono essere eliminati”. Le cosce di lunghezza proporzionata e con rilievi muscolari ben marcati. L’angolo coccige-femorale sarà approssimativamente di 100° con un’apertura maggiore rispetto a quella anteriore di 10°. Segue poi il ginocchio, con un angolo femoro-rotuleo-tibiale approssimativo di 110°. La gamba seguirà la proiezione e lo sviluppo muscolare della coscia e sarà un po’ più corta di questa. Avrà un’angolazione tibio-tarsica approssimativamente di 140° formata da un garretto possente e forte che unisce l’insieme di tarso e metatarso, assicurando un buono sviluppo per l’ottenimento di una buona spinta e terminando con un angolo metatarsio-terra di 90°. I piedi saranno simili a quelli anteriori ma un po’ più corti e piccoli, come suole essere nella maggior parte delle razze. Queste angolazioni del treno posteriore ci portano a pensare che il Dogo Argentino non solo ha una spinta potente e ben articolata senza essere eccessiva, ma anzi costituisce una caratteristica importante anche per il salto, che non necessita pertanto di una grande velocità grazie all’impulso, poiché la muscolatura, la flessibilità, la forza e l’angolazione sono leggermente maggiori rispetto agli arti anteriori.

ANDATURA
Risulta talvolta difficile spiegare per iscritto le differenze tra i tipi di andatura di questa razza. Mentre va al passo, lo fa in modo calmo e soave; al trotto, ha un’andatura sostenuta e sciolta abbinata a grande resistenza, elemento indispensabile per qualunque tipo di andatura. Invece, quando ascoltiamo avvicinarsi e allontanarsi un Dogo Argentino al galoppo, sentiamo la tremenda forza dei suoi arti battere contro il suolo, frutto della sua muscolatura e della sua potenza, che danno l’impressione di sentire un piccolo cavallo. Lascia impronte semplici e parallele. L’andatura all’ambio non è tipica né accettata per il Dogo Argentino come si capirà facilmente osservando la sua conformazione fisica.

PELLE
E’ molto omogenea, leggermente grossa ed elastica, a causa del tessuto subcutaneo che è un po’ rilassato, un po’ più abbondante nella regione del collo, come già esposto. Si raccomanda la minor pigmentazione possibile, soprattutto quando essa si presenta nei cuccioli, poiché con l’età essa aumenta. Per tale ragione, lo standard indica che “l’eccessiva pigmentazione cutanea negli esemplari giovani” è considerata difetto grave.

PELO
Il pelo deve essere uniforme, corto, liscio e infine morbido. La lunghezza sarà compresa più o meno tra 1,5 e 2 cm. Il clima ne farà variare la densità e lo spessore. In località dal clima tropicale, il pelo può presentarsi rado, il che fa sì che la pelle traspaia, e si notano ancor più le macchie pigmentate, che consono da confondersi con le macchie del pelo e pertanto da non considerare come difetto. In luoghi in cui il clima è freddo, può presentare il sottopelo.

COLORE
Il Dogo Argentino è totalmente bianco. Il nuovo standard continua a concedere una macchia nera o scura sul cranio, ma fa notare che essa non deve superare il 10% della superficie della testa. Nel formulare il verdetto, il giudice darà preferenza agli esemplari più bianchi.

TAGLIA
all’altezza del garrese: per i Maschi sarà compresa tra i 60 e i 68 cm e per le Femmine tra i 60 e i 65 cm. Nonostante lo standard faccia presente che le taglie inferiori ai 60 cm e superiori ai 68 saranno considerate Difetti Eliminatori. Il peso viene fissato tra i 40 e i 45 kg.

OSSERVAZIONI SUL DOGO

di SERAFINO BUETI

Come già in molti sapranno, nel 2009 sono diventato giudice specialista della razza dogo argentino.
In questi anni ho avuto il piacere di giudicare raduni di razza molto importanti in Europa e due volte in Argentina. Sono stato chiamato a giudicare anche per l’ A:M:D:A: ( Associazione Mondiale Dogo Argentino) e alla recente esposizione Mondiale di Milano (Giugno 2015)
Nel 2003 con Chiara andammo in Argentina e praticamente abbiamo visitato quasi tutti gli allevatori argentini vedendo tantissimi dogo. Nel 2005 siamo tornati nuovamente a fare un altro giro doghero e guardare l’ esposizione Mondiale che si svolse a Buenos Aires, naturalmente sono state due esperienze bellissime!
Dico questo per far capire a tutti che in 30 anni di allevamento, viaggi in Argentina e quest’ultima esperienza da giudice ENCI, ho visto veramente tanti tanti dogo, per non parlare della evoluzione della razza che nel tempo ho avuto. Non voglio dilungarmi in un ulteriore commento allo standard essendo quello di Ermanno Maniero Trovati più che esaustivo, ma vorrei commentare un po’ la situazione attuale del dogo dal punto di vista morfologico e i difetti più frequentemente riscontrati in questi ultimi tempi.
Credo che la consapevolezza di questi debba essere un incentivo per il miglioramento della razza.
La prima cosa che si nota dentro e fuori un ring al momento dei giudizi è la disomogeneità dei soggetti. Io oltre al dogo giudico altre razze del gruppo 2 e spesso per scegliere il migliore bisogna andare a valutare i minimi dettagli, cosa che per il dogo, purtroppo, non è così.
In un ring numeroso, i soggetti che rispettano appieno lo standard non sono molti. Negli ultimi anni ho notato che abbiamo praticamente quasi perso quella leggera concavità e ripeto leggera, che il muso dovrebbe avere e spesso troviamo gli assi cranio facciali paralleli se non addirittura divergenti.
Questo purtroppo è un problema che cambia completamente l’espressione e la testa del dogo.
Lo standard descrive il rapporto cranio-muso 1/1, praticamente la linea che unisce le due apofisi orbitali dell’osso frontale è alla stessa distanza dall’ occipite e dal bordo alveolare del mascellare superiore, ma spesso i musi sono più corti del cranio e accompagnati da labbra leggermente pendule.
La testa del dogo dovrebbe essere mesocefala ma da quello che vedo ci avviciniamo sempre più alla brachicefalia. Visto l’importanza che la testa ha, bisognerebbe cercare di recuperare la testa tipica. Altro problema che ultimamente è sempre più frequente trovare è la linea dorsale cedevole e groppe scoscese. Arti posteriori molto spesso presentano vaccinismo con conseguente mancanza di spinta nel movimento. inoltre spesso sono poco angolati. e quindi il movimento sarà poco fluido con minor resistenza e con passi corti. Anche gli arti anteriori in movimento presentano cagnolismo.
Naturalmente tutti questi difetti non possono essere generalizzati perché nei ring vengono presentati anche degli ottimi soggetti. Ma come dicevo prima la consapevolezza delle problematiche della razza deve essere di stimolo a cercare di migliorare la qualità dei nostri dogo. Un ultima considerazione: nel mondo doghero, da oltre 25 anni, ci sono discussioni su come deve essere il dogo perché ci sono due linee di pensiero. Una dice che il dogo deve essere atletico, leggero, non deve superare 40 kg, se ha qualche difetto non importa, l’importante è che sia forte.
L’ altra scuola dice che deve essere potente, massiccio e magari anche con una bella “testona”, come se grosso volesse dire bello! Come sempre il giusto sta nel mezzo e basta leggersi lo standard:
cane atletico, mesomorfo, normotipo, dalle proporzioni armoniche, con muscolatura potente, agile, energico e forte, più chiaro di così!
Dobbiamo tutti tener presente che lo standard è uno e il dogo è unico indipendentemente dalla ideologia o dal suo utilizzo, bisogna lavorare per fare un dogo bello e sano.

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