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IL DOGO ARGENTINO DAY
tratto da Work Dogs di Aprile 2005 di Umberto Cuomo
Non v’è dubbio che nel nostro Paese il Dogo Argentino stia incontrando un successo importante. Dalla sua prima apparizione in Italia verso la fine degli anni Settanta del secolo appena chiuso per opera del noto appassionato cinofilo Giuseppe Citterio, la razza ha lentamente ma costantemente visto un incremento di nascite di cuccioli e, se ancora nei primi anni Ottanta essa era ancora rara e sconosciuta ed era molto difficile procurarsi un cucciolo, progressivamente le cose sono mutate, e oggi il Dogo Argentino non solo è noto ai cinofili italiani, ma è in continua espansione; inoltre, la qualità dei soggetti prodotti nel nostro Paese è di altissimo livello e di riconosciuto valore, sia sotto il profilo morfologico che sotto quello caratteriale.
Un po’ di confusione è sorta nei primi anni per quanto riguarda la catalogazione di questi cani poiché, inizialmente, all’atto del riconoscimento della razza avvenuto il 13 luglio 1973, la Cinofilia ufficiale li aveva inclusi nel Gruppo Secondo, con i molossoidi.
In seguito furono attribuiti al Gruppo Quinto, che a quei tempi racchiudeva i segugi per la grande selvaggina; poi, nel 1987, in seguito alla revisione dei Gruppi voluta dalla F.C.I. nell’Assemblea di Gerusalemme, il Dogo Argentino fu nuovamente e definitivamente attribuito al Secondo Gruppo, tra i molossoidi di tipo mastino: decisione che ci pare appropriata e corretta e che nel 1988 è stata seguita anche dall’Argentina. Questa oscillante catalogazione, che prima ha considerato il Dogo Argentino come un molossoide e poi lo ha inserito tra i segugi, sottolineandone le indubbie capacità venatorie, per poi riportarlo tra i molossi reputando più importante la struttura e l’attitudine altrettanto indubbia alla guardia e alla difesa, va un po’ analizzata.Certamente il Dogo Argentino è nato nei primi anni del XX secolo come cane da caccia; ma era una caccia cruenta, adatta ai territori e all’epoca nella quale la razza è stata creata dal dottor Antonio Nores Martinez e in seguito perfezionata da suo fratello: il dottor Augustin Nores Martinez.
Fortunatamente in Italia questo tipo di caccia oggi non è ammesso, com’è proibito arrecare sofferenze di qualsiasi genere agli animali. Sono proibiti i combattimenti tra cani; è proibita la caccia in tana che veda il contatto tra cane e selvatico; è proibita la caccia che richieda lo scontro tra cane e selvaggina, com’è, appunto, la caccia fatta con il Dogo Argentino, che deve affrontare e abbattere o bloccare un animale quale (qui da noi) il cinghiale.La Federazione Cinologica Internazionale ha per questo catalogato il Dogo Argentino tra i molossoidi: decisione che ha portato all’incremento d’interesse da parte dei cinofili per questa razza e al suo notevole sviluppo numerico e qualitativo.
Per di più, i soggetti che hanno lasciato la caccia per divenire compagni dell’uomo e della sua famiglia, hanno dimostrato straordinarie doti di carattere e d’intelligenza.
I Dogo Argentini sono ormai entrati nelle case dei loro padroni, e ne sono divenuti gli incorruttibili guardiani; e sempre più esemplari hanno potuto dimostrare la loro natura dolce e affettuosa, la tenera pazienza con la quale giocano con i bambini più piccoli, l’amichevole disposizione verso i ragazzi più grandi, e, soprattutto, l’amore incondizionato e profondo che li lega al padrone e ai membri della famiglia.Alcuni hanno partecipato, e partecipano, alle prove di lavoro per cani da difesa; altri hanno dimostrato il oro valore nelle squadre della Protezione Civile, grazie anche alla resistenza al dolore fisico, che permette loro di operare tra le macerie o su terreni difficili e pericolosi.
Altri ancora sono stati arruolati per collaborare con corpi di polizia privata, dimostrando le notevoli possibilità di impiego in operazioni anticrimine e di prevenzione e sorveglianza.Naturalmente il Dogo Argentino, specie il maschio, necessita di un padrone che ne sappia controllare l’enorme forza e il carattere deciso, poiché si tratta in ogni caso di cani che hanno potenzialità di offesa importanti; e sarebbe bene che il proprietario che non abbia l’esperienza per educare il suo Dogo ad una vita sociale tranquilla, lo porti in qualche scuola di ubbidienza per insegnargli a convivere con uomini e altri animali senza creare problemi:
l’importante è rivolgersi a preparatori competenti, e non ad improvvisati che potrebbero anche rovinare il carattere dell’allievo; nel dubbio è meglio chiedere al proprio allevatore o al Club di razza; poiché dall’aprile 1991 il Dogo Argentino è tutelato dal Club Italiano del Molosso (C.I.M).
Si può concludere questa breve nota sulla storia del Dogo Argentino in Italia ricordando ai lettori, ancora una volta, le qualità che hanno permesso a questi cani meravigliosi di divenire affidabili ed affettuosi compagni degli uomini. Il Dogo ama il suo padrone, la sua famiglia, è dolce e tollerante con i bambini, delicato e attento con gli anziani, prudente con chi ha problemi fisici o mentali, tanto che qualche esemplare è stato utilizzato con buoni risultati nella Pet Terapy; e poi i mezzi fisici dei quali è dotato, e il carattere deciso e coraggiosissimo, lo rendono un insuperabile guardiano della proprietà e difensore delle persone:
insomma, un compagno splendido per chi saprà entrare nel suo cuore e nella sua mente.
IL DOGO DAY
Dei sinceri appassionati della razza, hanno iniziato ad organizzare dei “DOGO DAY”, che hanno visto la partecipazione di decine di cinofili che hanno portato i loro cani per passare una giornata assieme ad amici. Forlì, Siena, Teramo, sono divenute per un giorno i centri d’incontro per gli amanti del Dogo Argentino quale realmente è: un cane equilibrato, affettuoso, dolcissimo, e fidato. Continuare a considerare la razza come l’insieme d’implacabili cacciatori di grossi animali è cosa che ne limita le reali possibilità di sviluppo, per le quali è naturalmente e geneticamente portata.
Non scordiamo che tra i suoi avi vi sono i più rinomati cani da guardia e da difesa del Diciannovesimo secolo. |
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